Il centro storico di Martina Franca
Nonostante sia sorta in epoca medioevale, Martina ha l’impronta di una cittadina settecentesca grazie agli edifici barocchi e rococò che ne caratterizzano mirabilmente il centro storico.
Ricorda le sue origini la cinta delle mura urbane che risale al XIV° secolo, cioè alla dominazione Angioina, la quale presenta lungo un perimetro di 1690 metri, 24 torri: 12 a base rettangolare e 12 a base circolare, poste a distanze variabili tra i 25 ed i 95 metri l’una dall’altra.
Le Torri sono di diametro limitato, 5-7 metri, e chiaramente antecedenti all’uso delle armi da fuoco poiché sprovviste di postazioni adatte a queste ultime. Tra una porta e l’altra si posizionano le porte ad anta senza traccia di barbacani, ponti levatoi o altro, quindi non particolarmente protette. Nelle Torri imbiancate a calce che raggiungono un’altezza di 15 metri, si possono osservare partendo dal basso, varie parti, la scarpa, il toro, il fusto verticale, i beccatelli decorativi superiori.
Dalle porte si può accedere al centro storico martinese, un dedalo di strette stradine che ricordano per l’architettura e il candore delle case, una città orientale. Talvolta improvvisamente le stradine lastricate con lucide cianche, lastroni chiari di pietra locale, si aprono in piazzette ove soprattutto in passato, si svolgevano la vita sociale, i commerci, i giochi infantili, e si possono ammirare le inchiostre, dal latino encaustrum, cioè cortile, che sono degli slarghi tra le architetture spontanee.
Il centro è tutto un susseguirsi di archi, ripide scalinate ad una rampa o due, finestre e balconcini adorni di gerani e piantine aromatiche, portoncini con semplici fregi in pietra; per illuminare gli spazi angusti, ecco lanterne in ferro battuto; sotto gli archi si scoprono edicole evotive dedicate ai Santi più venerati e alla Madonna, testimoni dell’antica fede cristiana del popolo martinese. Al centro delle inchiostre, un vecchio pozzo in pietra, a testimonianza della carenza d’acqua che ha sempre afflitto la zona.
Caratteristici tra gli scorci di architettura spontanea martinese, il Vico Montedoro, il punto più alto della città e il quartiere denominato La Lama, termine che nel dialetto locale, indica una depressione del terreno; per accedere al quartiere infatti, bisogna scendere, ma alla fine della discesa, si può ammirare uno scorcio davvero suggestivo: un anfiteatro sul quale si affacciano antiche case col tetto a pignon, cioè con tetto displuviato, a differenza di tutte le altre costruzioni del luogo, che presentano generalmente tetti a terrazza.
Se il centro storico si esaurisse qui, lo si potrebbe definire piacevole e molto caratteristico, ma nulla di più; invece l’architettura martinese è molto di più per merito del barocco settecentesco, che qui ha trovato una sua espressione del tutto originale, grazie all’utilizzo per i fregi della pietra calcarea martinese, che sottolinea con colori caldi le linee architettoniche, che in questo speciale barocco si sono sfrondate di tante leziosità ed appaiono pulite, eleganti, misurate.
La pietra lavorata con amore e perizia dagli scalpellini del posto, incornicia portoni, finestre e balconi specialmente delle numerose case signorili che si affacciano sulle principali strade del centro storico.
Un altro elemento caratterizzante è il ferro battuto, che piegato in armoniose volute da fabbri valenti, si fonde con l’architettura dei palazzi e va a costituire un connubio di indubbia bellezza. I palazzi più ricchi e famosi, sono chiusi da maestosi portali in legno attraverso i quali si può accedere alle grandi dimore dominicali, da domÄnus, cioè padrone, che talvolta sono case accorte, cioè con androne e cortile interno secondo una struttura tipica delle case cinquecentesche. Il barocco martinese, si può apprezzare ulteriormente negli edifici pubblici più importanti e nelle antiche chiese.
| < Prec. | Succ. > |
|---|

















































