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Martina Franca

La Murgia PDF Stampa E-mail

La Murgia

Martina Franca sorge a 431 metri sopra il livello del mare, sul più alto gradino della Murgia sud-orientale. Martina ha una vasta superficie boschiva, in cui si associano piante ad alto fusto come le querce a piante cespugliose e sempre verdi resistenti ai lunghi periodi di siccità che costituiscono un piacevole esempio di macchia mediterranea.Particolarmente apprezzato dagli appassionati di botanica, è il bosco Pianelle, parco protetto nel quale all’inizio del 1900 si rifugiavano molti briganti alimentando il sorgere di spaventose storie che suscitavano terrore nell’immaginario popolare. Attualmente nel bosco delle Pianelle si possono ammirare numerosissime specie di orchidee spontanee di notevole bellezza che si possono osservare con maggiore frequenza in primavera.

La Murgia più bella è la Murgia dei Trulli, così definita per la presenza di Trulli, antiche costruzioni a secco costruite utilizzando il materiale pietroso che si ricavava dalle superfici ridotte a colture. Il Trullo, inconfondibile per il suo tetto conico in pietra ed i muri bianchi di calce, scaturisce da una cultura che esprime attaccamento alla terra, necessità di stabilità, ma anche disponibilità alla difesa e alla fuga. Generalmente a base quadrata, è costituito da un vano principale sul quale si affacciano tutti gli altri vani; per isolarli non si usano porte ma semplici tende; per coprire i vani quadrangolari si utilizzano archi a tutto sesto costruiti con centine di legno che poi vengono eliminate. Nello spessore dei muri sono ricavate delle nicchie che servono da armadi quando sono munite di ripiani o da posti letto quando sono costituite da ripiani più grandi con materassi.

Il tetto del Trullo o cupola, viene costruito con cerchi concentrici di pietre calcaree piatte dette chiancarelle poggiate a mensola una sull’altra che diventano sempre più piccoli fino ad arrivare alla chiave di volta, qui sorge l’apice modellato in calce che costituisce il supporto del pinnacolo che è l’unica decorazione del trullo; esistono vari tipi di pinnacolo. I muri sottostanti alla cupola edificati anch’essi a secco, cioè senza malta con pietre calcaree facilmente reperibili nei campi, vengono poi imbiancati sia all’esterno che all’interno con latte di calce. Particolarmente interessante si rivela l’osservazione di un trullo dall’interno; alla base della cupola spesso viene installato un tavolato di legno, il soppalco, che serve da magazzino o da zona notte raggiungibile mediante una scala a pioli; la porta di ingresso più tradizionale è quella a doppio arco e spesso sulla porta si osserva un ulteriore elemento decorativo, il frontone. Alla base dei tetti vengono predisposti dei solchi per la canalizzazione dell’acqua piovana verso una cisterna sotterranea, accorgimento quanto mai opportuno in una terra arida che ha sempre sofferto la sete. In ogni trullo sotto la piccola cupola della cucina che fungeva da canna fumaria era predisposto il focolare; i trulli pavimentati con lastre di pietra dette “chianche” sono uno straordinario esempio di coibentazione naturale, dato che risultano freschi d’estate e caldi d’inverno; la temperatura si mantiene costante grazie alla formazione di una camera d’aria dovuta alla particolare tecnica di costruzione adottata; il trullo un ambiente unico di circa 30mq può essere considerato un esempio di semplicità razionale per la determinazione degli spazi, vi trovano posto il focolare, il pozzo, il pagliaio, i depositi, i locali per lavorare ed abitare, i ricoveri per gli animali. Sulla parte conica del trullo i contadini continuano a dipingere a calce alcuni simboli di origine cristiana che risalgono probabilmente al medioevo ed hanno funzione protettiva per la casa ed i suoi abitanti; i simboli cristiani si intrecciano con simbologie appartenenti ad altre religioni più antiche e a simboli e credenze pagane, la funzione magico-utilitaristica del simbolo è chiara: l’uomo si rivolge al sole e a Dio per chiedere protezione e abbondanza.

I trulli sono disseminati ovunque nell’agro martinese, ma predominano per numero, per bellezza, per lindore, nella Valle d’Itria che si stende ai piedi della collina sulla quale sorge il Paese e rappresenta con le sue coltivazioni e le costruzioni tipiche, uno spettacolo straordinario, originale e unico. La Valle che prende il nome dalla vergine Odegitria, ovvero condottiera, venerata dai primi martinesi è una ridente distesa di verdi vigneti in mezzo ai quali i Trulli biancheggiano.

Allontanandosi dalla Valle d’Itria i Trulli gradualmente si diradano e lasciano il posto a costruzioni diverse per struttura e destinazione d’uso: le Masserie. Le Masserie infatti sorgono quando alla vigna si sostituiscono il seminativo e il pascolo; sono grandi costruzioni squadrate spesso pretenziose che sfoggiano talvolta torrette e feritoie, talvolta comodità da palazzo cittadino e civetterie barocche inattese. Generalmente si osservano nel complesso della Masseria aggiunte di costruzioni tipiche più modeste quali i Trulli. Le Masserie disseminate nell’agro martinese sono espressione di una società contadina agiata che nel corso degli anni ha trasformato queste tipiche strutture abitative, da luoghi di lavoro duro, in luoghi sereni di villeggiatura estiva o in luoghi preposti alla conservazione di flora, fauna, attività e lavori tradizionali che stanno scomparendo.

Ad esempio qui viene allevato il cavallo murgese, una razza di cavalli morelli di notevole rusticità e di straordinaria prestanza fisica, molto versatile, di temperamento equilibrato, idoneo all’equitazione superiore, a quella di base, al tiro leggero e alle esibizioni circensi. Qui viene praticato da secoli l’allevamento di una razza asinina di grande pregio, quella di Martina Franca, discendente da asini catalani caratterizzata da alta statura, eccezionale robustezza, dal mantello baio scuro, con muso, addome e interno delle cosce grigi. In queste costruzioni in pietra calcarea e calce, talvolta utilizzate per il moderno agriturismo si perpetuano mestieri antichi come quello del maniscalco e si conserva un passato che non è giusto dimenticare.
 

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