Martina Franca -

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La chiesa angioina del 1300 esisteva davvero

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Interessanti tracce storiche venute alla luce durante i restauri della Basilica di San Martino

Lo testimoniano parti del pavimento antico sottostanti quello della chiesa eretta tra il 1747 ed il 1763

I recenti lavori di restauro cui la Basilica di San Martino è sottoposta dall’inizio di gennaio hanno portato alla luce alcune interessanti tracce sulla storia del monumento, cuore pulsante della fede e della cultura storica della città di Martina Franca. In particolare, ha avuto riscontro oggettivo una tradizione popolare secondo la quale l’antica chiesa di S. Martino risalirebbe ai tempi della fondazione angioina della città.

Tale convinzione non era fin’ora supportata da alcun documento, se non da una testimonianza “indiretta”, costituita da una pergamena custodita nell’archivio storico della Basilica, risalente al 1320. Si tratta di un atto notarile con il quale un cittadino martinese faceva dono di una casa alla chiesa di S. Martino, dimostrandone indirettamente l’esistenza. Nulla di più. Ma la rimozione del pavimento, eseguita per la posa di un impianto termico sottotraccia e per il passaggio di diversi altri servizi, ed i successivi scavi, hanno portato alla luce un pezzo dell’antico pavimento, appartenuto proprio alla chiesa trecentesca, nonchè la base quadrata di una colonna, anch’essa probabilmente appartenuta alla chiesa originaria. Le mappature ed i rilievi eseguiti dalla sovrintendenza archeologica, su richiesta della stessa ditta Garibaldi che sta eseguendo i lavori e dell’arciprete don Franco Semeraro, rettore della Basilica, hanno evidenziato come l’attuale chiesa sia una sorta di “scatola cinese”, che ingloba la chiesa del 1500, che a sua volta aveva incorporato in sé quella angioina del 1300. “La nostra chiesa in questo momento è come un libro antico senza copertina – ha commentato don Franco nel mostrarci gli scavi in corso, ripresi anche dalle telecamere di Canale 7 Martina – dove possiamo leggere alcune importanti notizie storiche”.

Si può verificare, in base a quanto emerso, che la chiesa angioina trecentesca fosse compresa tra la zona che parte dai piedi dell’attuale altare maggiore e che va fino alle porte laterali. Successivamente, probabilmente su ordine degli stessi D’Angiò, l’aumento della popolazione rese necessario un ampliamento della chiesa, arrivando fino al fondo di quella attuale, nei pressi dell’attuale battistero, dove sono state rinvenute delle cisterne che raccoglievano l’acqua piovana proveniente dal monte di San Martino. La preesistente chiesa romanica, a tre navate scandite da una doppia fuga di lungo colonnato, fu in seguito demolita perché ritenuta irrecuperabile a causa del suo degrado, e fu così eretta la chiesa attuale, per volere dell’Arciprete Isidoro Chirulli e del Capitolo, fra il 1747 ed il 1763.
La consacrazione avvenne nel 1775, e da allora la città di Martina, grazie anche all’imponete facciata ed alle opere marmoree dell’altare maggiore, diventò “città d’arte e di cultura”, fino alla recente proclamazione di San Martino come Basilica e successivamente come “Monumento Unesco messaggero di una cultura di pace”. “Adesso i lavori procederanno – fa sapere don Franco - sempre sotto la supervisione attenta e criterizzata della sovrintendenza. Si restituirà la Basilica al culto dei fedeli ed alla comunità cittadina, cercando laddove possibile di preservare le tracce storiche che non devono essere perdute”. Le nostre radici ci raccontano molto di chi siamo. Per questo, la memoria storica è un bene da custodire con cura.

Matteo Gentile – Puglia Press