La Basilica di San Martino sarà agibile per la festa patronale dei santi Martino e Comasia dell’8, 9 e 10 luglio. Lo conferma il rettore don Franco Semeraro dopo che nel fine settimana scorso è stato provato l’impianto di riscaldamento collocato sotto la bella pavimentazione marmorea, interamente rifatta con lo stesso disegno della precedente.
La chiesa madre di Martina Franca sarà definitivamente riconsegnata ai fedeli in occasione della festività tradizionale di San Martino, il 7 novembre. Il grosso dei lavori, però, è stato fatto, e gli interventi dei prossimi mesi riguarderanno principalmente gli altari. Durante gli scavi vi sono stati dei significativi ritrovamenti archeologici. Sotto la pavimentazione dell’attuale collegiata, fatta erigere nel Settecento dall’arciprete Isidoro Chirulli e trasformata in basilica da Giovanni Paolo II, sono state rinvenute le tracce delle fodnamenta delle costruzioni preesistenti: un’antica cappella costruita tra il Duecento e il Trecento, quando il nucleo originario della città era in formazione, la primitiva chiesa angioina trecentesca, la chiesa medievale, in stile romanico, del XIV secolo.
Fu probabilmente il terremoto che investì il Salento a lesionare gravemente l’antico monumento, e a indurre l’arciprete Chirulli a farlo abbattere per costruirvi sopra l’attuale chiesa barocca salvaguardando solo l’antico campanile capitozzato. Il processo storico a Isidoro Chirulli, organizzato dal Gruppo Umanesimo della Pietra tra il 4 e il 6 dicembre 1990, ha approfondito la questione nella successiva pubblicazione degli atti. “Non vi sono ritrovamenti esteticamente interessanti, perché nei secoli si è proceduto a realizzare le nuove costruzioni edificandole sopra quelle preesistenti che venivano abbattute” spiega don Franco Semeraro. “Per questa ragione l’impresa che esegue i lavori, con la supervisione della Soprintendenza ai beni culturali, ha ricoperto le antiche fondamenta con la pavimentazione assicurandosi di preservare gli antichi ritrovamenti, che restano intatti”.
Oltre alle tracce dei precedenti insediamenti, è stato ritrovato poco altro: tracce di antiche pitture, una moneta greca, pochi frammenti di vasellame. “Non abbiamo scavato sotto l’altare maggiore perché non era necessario per i lavori previsti” rileva don Franco. “È lì che, in futuro. potrebbe essere possibile ritrovare qualche altra traccia archeologica”. P.A.A.
TarantoSera
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