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Conferenza per la riperimetrazione del “Parco Terra delle Gravine"

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logo LEA Area JonicaConferenza di servizio per la riperimetrazione del “Parco Terra delle Gravine”
Bari, Assessorato all’Ecologia e Ambiente, 02-03-2009


Il LEA-Area Jonica, che ha seguito da sempre le vicende del “Parco della Terra delle Gravine”, collaborando in prima persona a varie iniziative concernenti il Parco medesimo, ha considerato imprescindibile intervenire alla Conferenza di servizio sulla ipotesi di riperimetrazione, conseguente alle richieste di esclusione dal Parco da parte di (purtroppo) numerose Aziende.
Abbiamo ascoltato con interesse l’analisi della situazione compiuta dall’Assessore Losappio, che ha ritenuto di rassicurare circa i timori di coloro che nel Parco credono e che assistono con grande disagio ad un così cospicuo rimaneggiamento della sua estensione, e abbiamo, quindi, preso atto di quanto affermato dall’Assessore Losappio, circa il fatto che la Regione ritiene di poter giudicare accettabili e non particolarmente rilevanti le richieste di esclusione, che vanno ad attestarsi su una fascia di territorio situata ai bordi esterni del Parco, per circa 500 h.

Per quanto, poi, concerne la richiesta relativa ad aree agricole interne, si evince che le richieste di esclusione (la estensione relativa alle quali si aggira sui 1800 h), andranno a configurare l’assetto di una situazione puntiforme, una sorta di “Parco a pois…”, con conseguenze negative facilmente immaginabili. Altri 4.400 h riguardano boschi, solchi gravinali, pascolo, che resterebbero comunque soggetti ai vincoli già presenti. La previsione più realistica della riduzione di estensione del Parco riguarderebbe la perdita di 2500 h , fermo restando che la Regione, per ciò che concerne l’esame delle domande di esclusione, intende avvalersi del suo diritto di concedere o no l’esclusione, esprimendosi d’intesa col Comune di riferimento.

Al dibattito, il punto di vista del Laboratorio è stato espresso dalla rappresentante del LEA presente all’incontro: il Laboratorio ritiene che, se le generali espressioni di adesione al Parco, formulate dai Sindaci, non sono soltanto rituali ( così come anche la dott. Pace, in una sua replica, ha auspicato che non siano…), allora evidentemente tutti gli intervenuti sono a favore del Parco, e pertanto accomunati dagli stessi obiettivi. Tuttavia il rischio reale, al di là delle dichiarazioni di principio,  é che si rimanga arroccati su uno “scontro”, dall’aria vagamente medievale, imperniato sulla liceità del rifiuto di entrare nel Parco, sul diritto dei proprietari di Aziende agro-silvo-pastorali di restarne fuori, sulla necessità assoluta di garantire lo jus venatorio degli odierni seguaci di S. Ubaldo, malinconicamente alle prese con una selvaggina sempre più ridotta … Il Laboratorio, inoltre, non condivide la presunta dicotomia tra ambientalisti e soggetti economici, dove nell’opinione espressa dalla seconda categoria, si sottende che i primi, non vantando crediti sul piano della produzione e del lavoro, abbiano solo intenti idealistici e quindi scarso diritto ad esprimersi quando “si fa sul serio”.
Peccato non si pensi che (anche in questo caso) sono molte di più le cose che uniscono di quelle che dividono: le prospettive di conservazione e valorizzazione delle specificità del territorio del Parco sostenute dagli ambientalisti non confliggono certo con una prospettiva di sviluppo economico delle realtà produttive del territorio medesimo. Ad esempio, si era sostenuto con forza che il Parco avrebbe potuto tutelare le specie tipiche del territorio, quali l’asino di Martina Franca. L’inevitabile e amara considerazione è che nulla si è fatto per la valorizzazione e l’utilizzazione di questi esemplari nell’ambito dell’agriturismo e del turismo escursionistico, mentre, al contrario, il centro per la tutela del patrimonio genetico dell’asino di Martina Franca presso Masseria Russoli attraversa un momento estremamente critico, sembrerebbe nella generale indifferenza……Del resto, anche la ipotizzata valorizzazione del cavallo murgese per l’equitazione da campagna, e/o per le redini lunghe, è rimasta nell’album delle “buone” intenzioni. 

L’Assessore alle Aree Protette della Provincia di Taranto, nel suo intervento ha ribadito i più che positivi vantaggi dell’inserimento nell’area parco di tali realtà produttive, poiché, tra l’altro, l’attuale tendenza privilegia la cosiddetta Economia verde, ed inoltre nella distribuzione alimentare ci si sta indirizzando verso la filiera corta, direttamente dal produttore al consumatore nei mercatini, sul modello Farmer market .
Alle ipotesi dell’Assessore Giacovelli ben si è collegato l’intervento della Rappresentante della Provincia di Brindisi, la quale ha citato il caso dell’Oasi di Torre Guaceto, nel cui ambito molte Aziende agricole (in passato recalcitranti e sospettose), alla luce dei successi raggiunti dall’Oasi, chiedono oggi di entrare per ottenere, per esempio, i vantaggi derivanti dalla possibilità di fregiare i propri prodotti col marchio dell’Oasi. In sintonia con questi interventi, ed evidentemente anche in una impostazione ambientalista, hanno espresso la propria opinione a favore del Parco i referenti della Lipu, di Italia Nostra, di Legambiente.

Nel dibattito, i Sindaci dei comuni del versante occidentale del Parco, pur esprimendo -come si è detto- un generale consenso al Parco, hanno espresso una visione unitaria, rispetto alla necessità di dare riscontro sia a tutte le domande di esclusione presentate, sia alle richieste formulate dalle Associazioni venatorie. Il rappresentante della CIA ha evidenziato il massiccio numero di domande di esclusione da parte delle aziende agricole e di allevamento, sottolineando che, a parere della sua organizzazione, non sembrano provenire vantaggi, ma solo inconvenienti dall’inserimento delle nostre realtà produttive operanti nel campo dell’allevamento e dell’agricoltura. Si è citato anche l’eventuale attacco che subirebbe il concetto stesso di proprietà privata con un inserimento “forzato” nel Parco, forse, però, (ci permettiamo di notare…) dimenticando o trascurando che le medesime Aziende non sembrano sentirsi “minacciate” quando chiedono sovvenzioni o risarcimenti allo Stato e/o all’UE. Non sembra, inoltre, rappresentare una minaccia alla proprietà privata (e alle garanzie costituzionali ad essa relative…) la richiesta di agevolazioni e riduzioni di imposte di cui si viene ad usufruire in quanto inseriti in area Parco. Ed infatti, non a caso, il LEA ha ricevuto da parte di Amministratori numerose richieste di informazioni circa le modalità di accesso ai vantaggi dell’ecotassa.

Forse il timore che serpeggiava in più d’uno era quello che l’adesione al Parco possa rappresentare- ahinoi!- una sorta di collettivizzazione del territorio? Ci sembra un po’ eccessivo…. Noi, da parte nostra (ci pare, con più realismo…) continuiamo a ritenere che una volontà comune di unirsi nella difesa e valorizzazione del territorio sia, soprattutto, una scelta molto saggia in direzione della promozione di beni, sia privati che comuni, che, richiamandosi ad un unico denominatore, potrebbero esser meglio tutelati e proposti, con vantaggi economici più ancora che ecologici. In fondo, la Puglia, tempo fa, per molti equivaleva a Gargano, oggi anche a Salento! Peccato che non si voglia far comprendere il vantaggio di poter proporre anche la Terra delle Gravine, come attraente sinonimo di Puglia.
Sicuramente, questo tipo di informazione onesta e competente è mancata. Ci auguriamo che tale non lieve carenza sia colmata dall’impegno di molti, che possa dare contributi di chiarezza sui reali vantaggi e le modeste limitazioni che l’adesione al Parco comporta.


Martina Franca, 11 marzo 2009