Un convegno per spiegare il progetto indirizzato agli studenti
MARTINA - Per iniziativa della dirigente del II Circolo didattico dott.ssa Maria Rosa Blonda, in collaborazione con la sede CRIT del III Circolo didattico, nei giorni scorsi nella Sala consiliare del Palazzo Ducale è stato presentato un convegno dal titolo “Oltre l’etnocentrismo: la scuola ed il dialogo interculturale”.
Tale giornata di studio si è rivelata utilissima per tutti gli operatori scolastici e culturali non solo poiché ha consentito di approfondire attualissime tematiche multi/interculturali ma anche perché ha dato il via ad un corposo progetto integrato di educazione interculturale che si strutturerà lungo un periodo di due mesi, coinvolgendo tutte le scuole del territorio. Il sindaco dott. Franco Palazzo ha detto che tale iniziativa mira a porre in evidenza come l’ambiente scolastico sia quello più idoneo per formare nei giovani una cultura costituita di dialogo, comprensione, accoglienza e pace.
Una cultura che si rivela molto utile per garantire una serena convivenza tra popoli e combattere ogni metastasi sociale dovuta a chiusure spirituali, prevenzioni, violenza, egocentrismo, bullismo, ecc.L’assessore alla Cultura Leonardo Carrieri ha sottolineato che il governo deve convincersi che la forma di investimento migliore è costituita proprio dal miglioramento del Sistema-Scuola poiché essa è un’autentica fucina di formazione di un Nuovo Umanesimo grazie a cui i ragazzi vengono guidati (al di là d’ogni parziale legge umana) a non dimenticare le proprie radici socioculturali ed a rispettare e difendere Valori etici che sono fondanti per la nostra “umanità” . Non è sufficiente infatti “convivere” ma dar ai più giovani gli strumenti idonei a costruire una società più umana”.
La dott.ssa Maria Rosa Blonda ha detto che ogni corretta comunicazione interculturale si fonda “su di una forte identità” e sulla consapevolezza che proprio grazie ad essa “sia possibile incontrare gli altri attraverso il dialogo e l’empatia”. Occorre rendere la comunità “educante” e perciò pronta a intuire di far parte di un’unica “comunità di destino europea e planetaria” che sempre più richiederà l’integrazione e non la sovrapposizione forzata di culture. Per tali motivi ci si avvarrà di “mediatori” che renderanno più agevole tale non facile lavorare “insieme”. Tra l’altro il progetto integrato d’educazione interculturale diretto a genitori-operatori e quindi la “Palestra” della Comunità Educante di Martina Franca presceglierà la via del dialogo costruttivo; si terrà lontano da ogni forma di sia pure velata “tolleranza” e si avvarrà per il basilare e fondante apporto contenutistico, etodologico e scientifico, della preziosa consulenza d’un valido “allenatore” il dott. Alberto Fornasari, da molti anni impegnato in ricerche a livello nazionale imperniate su tali tematiche in quanto egli è esperto in comunicazione e processi multi/interculturali del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Didattiche dell’Università di Bari.
Esso si scandirà in diversi momenti: formazione, aggiornamento per guidare a costruire buone pratiche interculturali. Un laboratorio intitolato “Cinema ed Identità: educazione interculturale e narrazione cinematografica”, destinato alla Comunità educante per approfondire le tematiche della convivenza tra diverse culture. Un terzo momento si terrà direttamente nelle classi che vorranno partecipare a tale progetto. Il prof. Alberto Fornasari ha detto che la realizzazione di un ”laboratorio interculturale strutturato su un percorso filmico” costituisce un momento formativo molto importante per l’educazione alla differenza ed al pensiero plurale, proponendosi come validissima “pratica didattica interculturale”; come possibilità di conoscere le modalità narrative presenti in altre culture ed i differenti modi in cui vengono organizzati segni e simboli di esse.
L’esperienza della visione, poiché sollecita i processi di immedesimazione e di proiezione dello spettatore, diviene momento privilegiato per il decentramento cognitivo ed emotivo. Assistendo ad un film “lo facciamo con tutto il nostro essere e la nostra storia” e consentiamo alla nostra “enciclopedia mentale ed alle nostre esperienze di riorganizzarsi e ridefinirsi”. Sperimentiamo la capacità di entrare in altri punti di vista per poi tornare nei propri arricchiti da nuove conoscenze ed emozioni. Da ciò intuiamo anche la nocività delle interruzioni pubblicitarie per il corretto flusso delle “emozioni” ed “integrazioni” concettuali e la validità del suggerimento di Fornasari di ricorrere alla pratica del Cineforum “per educare correttamente alle diversità grazie al Cinema”.
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