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Il Tarantismo a Martina Franca

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A Martina Franca abbiamo delle testimonianze storiche che attestano come il fenomeno fosse praticato nel Seicento per i Cappuccini presso il loro convento in Valle d’Itria, oggi Villaggio del Fanciullo, che tenevano allo scopo “ribicchine (piccole ribeche, specie di chitarra medievale), et altri istromenti”; e come ciò fosse motivo di scherno da parte dei padri Riformati (altra branca dei Francescani), i quali ricordavano come San Francesco in persona (secondo una leggenda diffusa in Puglia) avesse esentato i suoi frati dai morsi delle tarantole, e quindi non i Cappuccini, nati da poco e visti perciò con sospetto.


I Riformati fecero notare ciò in una predica nella chiesa di Sant’Antonio, suscitando le risa dell’uditorio e grande scandalo per i Cappuccini.
Andando avanti nel tempo, un cenno relativo a Martina si trova nientemeno che ne “La terra del rimorso”, celebre inchiesta sul tarantismo di Ernesto De Martino, che però si occupò solo del fenomeno salentino. In questo libro egli cita uno studioso, Luigi Giuseppe De Simone, vissuto alla fine dell’800, il quale intervistò nel 1876 un violinista cieco di Novoli, Francesco Mazzotta, che da trent’anni girava la Terra d’Otranto, ma che si rifiutava di venire a Martina, in quanto qui ormai il tarantismo era in estinzione e si impiegava solo un motivo musicale per i tarantati invece dei dodici che normalmente il violinista suonava, e che erano bene in vigore ancora nel Salento e in provincia di Brindisi.

Un ultimo cenno – ma senza riferimenti di luogo, e quindi è dubbio se si riferisca a Martina – lo fa lo studioso Michelangelo Semeraro nel suo libro “Vita rurale nella Puglia delle casedde”, uscito nei primi decenni del Novecento, che asserisce come si appendessero nastri colorati nella casa del tarantato, e venissero chiamati i suonatori. Qui la descrizione del fenomeno coincide con quella solita di De Martino ed altri autori.
Gli ultimi suonatori per le tarantate nel nostro paese sono stati un tale “Peppenodde Semeraro”, che suonava l’organetto, insieme al padre che suonava la chitarra battente ed una donna che suonava il tamburello. Gli ultimi fenomeni si sono avuti nella zona compresa fra Martina Franca, Ceglie Messapica e Villa Castelli negli anni ’70.

Damiano Nicolella