UNO STRUMENTO MUSICALE MARTINESE PERDUTO: LA CHITARRA BATTENTE
Uno strumento della musica popolare martinese, ormai perduto del tutto (come la maggior parte di detta musica oggi nel nostro paese, soppiantata dalla musica napoletana prima e dalle discoteche poi) è “’a battiente”, la chitarra battente, che fungeva da accompagnamento.
Tale strumento è stato importato dagli Spagnoli nel ‘600 in Italia, e all’epoca era chiamato “chitarra spagnola”.
Diffuso fino al 1800 in tutt’Italia, fu soppiantato poi dalla “chitarra francese” (la chitarra di uso comune oggi), e il suo uso sopravvisse in alcune aree del Sud come la Calabria (dove viene suonata ancora oggi e dove il centro di costruzione più rappresentativo è Bisignano, a cura della famiglia di chitarrari De Bonis che opera dal ‘700), il Gargano (celeberrimi i cantori di Carpino e il grande Andrea Sacco; inoltre a Carpino è rimasta una bottega a cura del chitarraro Rocco Cozzola “Fascianedde”) e la zona compresa fra Bassa Murgia ed Alto Salento nei centri di Ostuni, Carovigno e San Vito dei Normanni, dove era uno strumento tipico del tarantismo, come pure nelle campagne del nostro paese.
L’ultimo costruttore martinese di chitarre battenti è stato il liutaio Vincenzo Fasano, vissuto a cavallo fra ‘800 e ‘900, che costruiva anche chitarre francesi e mandolini. A Martina quasi tutti gli anziani sopra la settantina ricordano di averla vista suonare (specie a Carnevale) o sentita nominare, segno che già negli anni Cinquanta questo strumento, a 5, 6, 7 corde doppie (tutte “mi cantino”, la versione martinese dello strumento aveva 5 corde), cassa bombata e decorata con fiori stilizzati era in estinzione. Comunque il suo uso è testimoniato dallo stornello seguente:
T’agge annutte na matenète,
manduline e catarre battiente,
ce le sinte de sunà
sop’u litte te fàscene abballà.
Ti ho portato una matinata,
mandolino e chitarra battente,
se li senti di suonare
sopra al letto ti fanno ballare.
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